Tornare alla lira? Ecco cosa succederebbe al real estate italiano

Tornare alla lira? Ecco cosa succederebbe al real estate italiano   L’aumento dello spread registrato tra il rendimento dei Btp decennali e i bund tedeschi di pari durata “è legato alle crescenti paure sui mercati di una possibile affermazione dei movimenti populisti alle elezioni europee”.

Lo ha dichiarato il premier, Matteo Renzi, rifiutando le teorie dietrologiche di presunti burattinai che tramano contro l’Italia.

Affermazioni da campagna elettorale; e ci stanno.

Euro si euro no è comunque uno dei principali temi su cui la comunicazione politica per le elezioni europee si gioca.

L’abbandono della moneta unica per un ritorno alla lira è da molte parti presentato come soluzione dei problemi economici del Paese.

Chi lo sostiene crede che la svalutazione competitiva, con il conseguente calo dei prezzi dei beni intermedi o finiti prodotti internamente, aiuterebbe la domanda estera e quindi la ripresa della produzione e del Pil.

Al di là del fatto che, nella realtà, nessuno sa come si possa uscire dall’euro per il semplice fatto che i trattati europei non lo prevedono, se dovesse succedere cosa accadrebbe al real estate italiano?

Dal punto di vista degli investitori esteri comprare mattone italiano diventerebbe meno costoso.

Il relativo reddito sarebbe però in nuove lire, e pertanto in valuta debole.

Per contro la svalutazione interna potrebbe provocare inflazione e tassi d’interesse crescenti.

Una situazione che restituirebbe di colpo al mattone quella virtù di bene rifugio che negli ultimi anni è andata un po’ scemando.

Con possibile aumento dei prezzi al metro quadrato.

Per contro le avventure estere di investitori immobiliari italiani diventerebbero più costose, in compenso potrebbero generare un reddito da asset management mediamente maggiore.

Sul fronte costruttori la svalutazione competitiva è dal lato domanda quasi ininfluente.

I costi del lavoro sarebbero più competitivi rispetto a quanto accade all’estero, ma sono poche le imprese, generalmente di grandi dimensioni, che hanno strutture a capacità per andare a lavorare oltrefrontiera.

Sul fronte dei costi di materiali il ritorno alla lira non sembra invece conveniente.

La produzione di materiale laterizio, in particolare il cemento ma non solo, è un’attività fortemente energivora.

L’Italia è un Paese che ha una bolletta energetica nazionale in pesante rosso, dipendiamo per oltre l’80% da importazioni di combustibili fossili (petrolio e gas) pagati in dollari.

L’abbandono dell’euro comporterebbe quindi un rincaro dei costi dell’energia e, a seguire, dei materiali per l’edilizia.

Il problema maggiore starebbe però nel credito.

I tassi d’interesse diventerebbero giocoforza maggiori, con costi aggiuntivi di finanziamento sia per le imprese (immobiliari o edili che siano) sia per le famiglie in cerca di casa.

Peggio, però, andrebbe a chi un finanziamento lo ha già in corso.

In quel caso il costo schizzerebbe subito in alto, vuoi per questioni di cambio per cui se il mutuo restasse comunque agganciato all’euro ci vorrebbero quantità di lire crescenti per pagare la rata in valuta europea, rendendo la rata più cara e in molti casi difficilmente sostenibile.

Vuoi per l’adeguamento del contratto di mutuo o finanziamento ai tassi interni.

Paradossalmente, poco prima del ritorno al conio nazionale, potrebbe essere conveniente fare incetta di euro fisici, ritirandone a mano bassa in banca, e nascondendoli sotto il materasso, o meglio sotto il mattone.

 

Se volete visionare le proposte dell’Agenzia immobiliare SG visitate il sito web. 

Se volete un preventivo per amministrazione condominiale potete richiederlo compilando il form al LINK oppure con mail a info@agenziaimmobiliaresg.it

Pubblicato su Generici, Prezzi mercato immobiliare, Scaccia crisi !

Proprietari e inquilini: come dividersi le spese

 La suddivisione delle spese tra inquilini e proprietari è un tema sempre molto spinoso e, insieme alla morosità nei pagamenti del canone, è spesso la causa di vere e proprie diatribe. I regolamenti che affrontano questo problema e ne deliberano le norme sono molti, ma adesso ne è arrivato uno completamente aggiornato e stilato con la collaborazione di Confedilizia e i tre sindacati che rappresentano la categoria degli inquilini, vale a dire Sunia, Unia e Sicet. Le quattro associazioni sono intervenute per definire categoricamente e definitivamente chi deve pagare cosa.

Le spese per gli impianti

Il principio fondamentale per quanto riguarda gli impianti è che tutto ciò che va a modificare a lungo termine le caratteristiche del palazzo e/o dell’appartamento, migliorandone la qualità e aumentandone il valore, è a carico di chi ne detiene la proprietà; mentre tutto ciò che va eseguito periodicamente per garantire il corretto servizio e funzionamento degli impianti va pagato da chi ne usufruisce effettivamente, ossia l’inquilino. Ciò implica che la manutenzione straordinaria, l’installazione o l’adeguamento a nuove direttive spetta sempre ai proprietari della casa. Tocca a loro pensare, quindi, agli ascensori, agli impianti di riscaldamento, a quelli antincendio, all’illuminazione del palazzo e del cortile e agli autoclave. Ma periodicamente tutti questi impianti necessitano di una manutenzione ordinaria, di collaudi e di pulizie: in tutti questi casi dovrà pagare l’inquilino, in quanto diretto beneficiario del servizio.

Poniamo il caso che il condominio decida di dotarsi di un impianto di videocitofoni e videosorveglianza: in questo caso tutte le spese da versare alla ditta che curerà i lavori andranno a carico del proprietario dell’immobile, mentre eventuali piccoli lavori di manutenzione ordinaria andranno saldati dall’inquilino. E chi occupa l’appartamento dovrà anche pensare, tra le altre cose, alle letture dei contatori, all’autoclave in termini di pulizia, riempimento del serbatoio, ispezioni e collaudi vari.

Le spese del condominio

Ci sono delle spese che ogni condominio deve affrontare. Se queste riguardano il rifacimento degli interni o delle facciate, quindi parliamo di lavori che vanno a migliorare le effettive condizioni del palazzo a lungo termine, vanno pagate dal proprietario, che vedrà arricchire il valore del suo immobile. Nel momento in cui, per queste opere di ristrutturazione, bisogna pagare una tassa di occupazione del suolo pubblico, anche questa sarà a carico del proprietario; la stessa imposta va pagata però dall’inquilino se si tratta di suolo antistante al cancello o al garage che rimane sempre a disposizione di chi vive nel condominio.

Nello stilare il regolamento aggiornato, le Associazioni non potevano dimenticare la portineria: le spese per lo stipendio del portiere, per la sua indennità sostitutiva alloggio e per la manutenzione ordinaria della guardiola vanno suddivise tra il proprietario (10%) e l’inquilino (90%). Per le pulizie della guardiola e degli spazi comuni bisogna fare altre valutazioni: nel momento in cui va fatta una gara d’appalto per scegliere l’impresa di pulizia e per ingaggiarla, l’onere delle spese va al proprietario; mentre l’inquilino corrisponderà la spesa periodica per il materiale necessario all’igiene e per lo stipendio degli addetti.

E per gli spazi verdi? Il principio rimane lo stesso degli impianti: la cura e la pulizia spetta all’inquilino, mentre eventuali rinnovi spettano al proprietario. E altrettanto vale nel caso in cui il condominio disponga di impianti sportivi.

L’appartamento

Il buon senso e il principio fondamentale che guida la suddivisione delle spese tra proprietari e inquilini va applicato, chiaramente, anche quando parliamo del singolo appartamento dato in locazione. Se l’abitazione necessita di un cambio radicale della pavimentazione o dei rivestimenti, questo tocca ovviamente al proprietario. Ma nel momento in cui bisogna rinfrescare la verniciatura delle pareti o intervenire su riparazioni di infissi, sanitari, serrature, serrande, citofoni, cavi elettrici e vetri rotti, le spese saranno imputate esclusivamente all’inquilino che abita e usa attivamente l’appartamento.

Pubblicato su Amministrazioni condominiali, Generici

Come prepararsi all’acquisto di una casa

  Dall’ultimo rapporto stilato da Abi e dall’Agenzia delle Entrate (OMI) è emerso che nell’ultimo anno le richieste e le erogazioni di mutui per acquistare una casa sono aumentate del 20%. Questo vuol dire che sempre più famiglie sentono di poter effettuare un investimento, nella maggior parte dei casi il più importante della loro vita. Ma a cosa ci si deve preparare quando si prende la decisione di comprare finalmente casa?

Parola d’ordine: compromesso

Trovare l’immobile perfetto, quello che risponde a ogni necessità, è quasi impossibile. Molto spesso le posizioni centrali sono le più rumorose e le case più spaziose sono in vendita a prezzi esorbitanti. Per cui è fondamentale, quando ci si appresta a cercare un immobile da acquistare, avere bene in mente a quali compromessi si è disposti a scendere e a cosa non si può assolutamente rinunciare. Per alcuni può essere fondamentale un bagno finestrato, per altri almeno un balcone, per altri ancora un piano alto con ascensore: questo dipende dalle esigenze delle famiglie. Prima di cercare casa, insomma, bisognerebbe fare una sorta di check-list compilata in base alle priorità che ognuno assegna alle varie caratteristiche che un’abitazione può e deve avere.

Avere ben presente e chiaro cosa si sta cercando, inoltre, permette di filtrare tutta l’offerta che il mercato presenta, in modo da poter approfondire solo gli immobili che veramente possono interessare. Definire un numero minimo di metri quadri e di stanze è già un ottimo passo per snellire i risultati della ricerca. Non è molto produttivo limitarsi a un unico quartiere, soprattutto quando parliamo di grandi città: su questo converrebbe essere flessibili ed estendere la ricerca almeno a un altro quartiere vicino.

Quanto spendere senza essere azzardati

Sul capitolo budget vanno fatte le considerazioni più importanti: quanto ci si può permettere veramente di spendere? Quello che bisogna calcolare bene è il rapporto tra le entrate mensili nette di una famiglia e la rata del mutuo: si deve sempre tenere presente il fattore imprevisto e se, nonostante il mutuo, si possa essere in grado di coprire eventuali spese improvvise, per problemi di salute, di guasti o di qualsiasi altra evenienza che si possa verificare nella vita di ciascuno.

L’ideale, al momento della sottoscrizione di un mutuo, è disporre già di circa il 20-30% della spesa totale, questo consente generalmente di poter affrontare con molta più tranquillità tutto il periodo di rimborso del finanziamento.

Quando si stipula il contratto di compravendita, poi, vanno studiate e capite fino in fondo anche le più piccole clausole che stabiliscono diritti e doveri del compratore. Prima di tutto va capito, se l’appartamento è momentaneamente affittato, a quali condizioni è stipulata la locazione e se chi vi abita non vuole acquistare la casa per sé. Non solo, è importante anche sapere se l’inquilino è moroso o puntuale e se è o meno in corso una pratica di sfratto. Per quello che concerne il condominio, bisogna essere informati delle condizioni finanziarie del palazzo, se sono previsti lavori di ristrutturazione a breve o se c’è nello stabile un inquilino moroso che potrebbe bloccare tutti gli altri vicini.

Strategie per visitare l’immobile

L’immobile non va visto una sola volta: è un’ottima strategia quella di richiedere più visite, magari in giorni e in orari diversi. Ad esempio, un primo sopralluogo andrebbe fatto durante il giorno, in modo da rendersi conto della luminosità dell’immobile e della vista che offre. Una seconda visita potrebbe avvenire nel fine settimana, quando i vicini sono per lo più in casa, e ci si può rendere conto della tranquillità della vita di condominio. Nelle ore del tardo pomeriggio è più facile incontrare qualcuno che vive nelle vicinanze e magari fare una chiacchierata aiuta anche a “indagare” sugli spazi comuni e sulla cordialità del vicinato.

Insomma, chi decide di comprare casa non può pensare di farlo di getto: parliamo di un evento molto bello e importante nella vita di una persona, ed è quindi giusto goderselo fino in fondo, consapevoli di aver bisogno di un bel po’ di tempo per trovare l’immobile più adatto e che possa lasciare veramente soddisfatti.

Se volete saperne di più sulle nostre proposte venite a visitare il nostro sito oppure inviateci una mail a info@agenziaimmobiliaresg.it

Pubblicato su Generici

Assemblea di condominio e partecipazioni ONLINE, cosa dice la legge?

  Partecipazione “telematica” all’assemblea, problemi e limiti della presenza online via webcam secondo la legge.

L’innovazione tecnologica e la diffusione delle forme di telecomunicazione fa spesso sorgere, anche all’interno del condominio, la richiesta da parte di alcuni condomini di poter partecipare in modo “virtuale” alle assemblee di condominio. Da un punto di vista tecnico tale partecipazione non è difficile e presuppone che il luogo dove si svolge la riunione sia dotato di connessione internet, di un computer, di una telecamera, di un microfono e di un software (ad esempio Skype).

I problemi che presenta l’assemblea condominiale con partecipazioni online sono di due tipi: pratico e legale.

Se già è difficile gestire un’assemblea di 20 persone in carne e ossa immagino che lo sarebbe molto di più coordinare un gruppo di persone in parte presenti ed in parte collegate in remoto. Questo tipo di gestione dell’assemblea, a mio avviso, sarà quindi possibile in condizioni che permettano uno svolgimento ordinato: un esempio potrebbe essere l’assemblea dei rappresentanti nel supercondominio.

La possibilità da un punto di vista legale di tale modalità di partecipazione rappresenta un aspetto assai rilevante di questa problematica; non avendo rinvenuto alcuna pronuncia giurisprudenziale sul punto è necessario ragionare secondo i principi del diritto condominiale. La partecipazione all’assemblea viene regolamentata dall’art. 1136 c.c. il quale richiede, in seconda convocazione, l’intervento di tanti condomini che rappresentino almeno un terzo del valore dell’edificio ed un terzo dei partecipanti al condominio. La norma non precisa se tale “intervento” debba essere reale o possa essere “remoto o virtuale”.

Lo svolgimento dell’assemblea, per quanto non previsto dalla legge, può essere disciplinato dalle norme del regolamento; partendo da questo presupposto possiamo affermare che il regolamento di ogni condominio – modificabile con le maggioranze di cui all’art. 1136 comma 2 c.c. – potrebbe essere integrato con una clausola che preveda la partecipazione dei condomini mediante mezzi telematici.

Possiamo trovare conforto a questa tesi guardando alle norme relative alle società per azioni (norme che in vari casi hanno ispirato concetti applicati dalla giurisprudenza nell’ambito condominiale): l’articolo 2370 c.c. afferma che lo statuto può consentire l’intervento all’assemblea mediante mezzi di telecomunicazione.

Alcune ulteriori riflessioni:

  • Il condomino “remoto” (o collegato online) non potrà svolgere l’incarico di presidente o di segretario in quanto verrebbe meno la possibilità di regolare il dibattito e la possibilità di firmare il verbale in originale;

  • La modalità video è necessaria per identificare l’identità del condomino;

  • Anche il delegato potrebbe partecipare in via telematica, ma il condomino delegante deve necessariamente far pervenire delega scritta all’amministratore.

In conclusione – pur ritenendo possibile una partecipazione telematica all’assemblea secondo i criteri fin qui elencati – ricordo che in sede di assemblea di condominio è fondamentale riconoscere a ciascun partecipante il diritto di manifestare la propria volontà non soltanto mediante l’espressione conclusiva del voto, ma anche mediante l’intervento nella discussione; una modalità di partecipazione che non soddisfi questo requisito renderà l’assemblea sicuramente invalida.

Pubblicato su Amministrazioni condominiali

Prevenzione incendi. La sicurezza prima di tutto. I limiti della discrezionalità dell’assemblea di condominio.

L’assemblea condominiale non ha discrezionalità alcuna in ordine all’adozione ed esecuzione dei lavori previsti dalla legge in materia di sicurezza

La prevenzione incendi assolve funzione di preminente interesse pubblico diretta a conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita umana, di incolumità delle persone e di tutela dei beni dell’ambiente attraverso la promozione, lo studio, la predisposizione e la sperimentazione di norme, misure, provvedimenti, accorgimenti e modi di azione intesi ad evitare l’insorgenza di un incendio e degli eventi ad esso comunque connessi o a limitarne le conseguenze” (vedi, in proposito, art. 13 del D.gvo 139/2006 “Riassetto delle disposizioni relative alle funzioni ed ai compiti del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, a norma dell’art. 11 della legge 29 luglio n. 229).

 

Fonte http://www.condominioweb.com/lavori-di-adeguamento-alla-normativa-antincendio.2226#ixzz31gX5WyCv
http://www.condominioweb.com

Se volete un preventivo per amministrazione condominiale potete richiederlo compilando il form al LINK oppure con mail a info@agenziaimmobiliaresg.it

Per visionare le nostre proposte immobiliari in locazione ed in vendita al LINK www.agenziaimmobiliaresg.it

 

Pubblicato su Amministrazioni condominiali, Generici

7 mosse per scegliere l’amministratore di condominio giusto

Di certo sapete quanto sia difficile scegliere una brava baby sitter o il collaboratore giusto cui affidare un progetto importante per il vostro ufficio, ma vi siete mai resi conto di quanto sia complicato individuare l’amministratore di condominio migliore per le vostre esigenze?

Il problema è diventato ancora più grave quando in molti, magari spinti dalla necessità di reinventarsi professionalmente, hanno deciso di intraprendere questa carriera, non sempre con una preparazione adeguata alle spalle. Ecco allora che l’A.N.AMM.I., associazione di categoria alquanto attiva, ha diffuso negli scorsi giorni un breve vademecum in sette mosse che, nelle intenzioni almeno, dovrebbe servire ai condòmini per individuare il professionista migliore. Ecco, in punti, i suggerimenti di A.N.AMM.I.

  1. I requisiti professionali sono importanti. Per legge gli amministratori di condominio devono avere non solo un diploma di scuola superiore, ma anche un attestato che dimostri l’avvenuta frequenza di un corso di base per l’abilitazione e dei corsi di aggiornamento che, ancora una volta per obbligo di legge, l’amministratore deve seguire. Ultimo, ma non meno importante, chi vuole amministrare uno stabile non deve avere alle spalle alcuna condanna penale.
  2. Amministratori certificati. Secondo quanto stabilito dalla legge 4/2013, le associazioni sono autorizzate a rilasciare una certificazione che attesti il possesso dei requisiti professionali necessari da parte dell’ amministratore. L’associazione è legalmente responsabile di questa certificazione che deve essere prodotta dall’interessato ai condòmini assieme all’atto della nomina.
  3. Un team di specialisti. La professione dell’amministratore di condominio diventa ogni giorno più complicata; per questo motivo non solo è fondamentale che abbia conoscenze, perlomeno di base, di ambito legale, fiscale e costruttivo, ma anche che si faccia affiancare da professionisti validi in modo da dare assistenza tempestiva e qualificata al condominio per le molte necessità che possono insorgere nel tempo.
  4. Un manager a servizio dell’assemblea. Questo punto è strettamente legato al precedente; vista la complessità di argomenti e situazioni che l’amministratore condominiale è chiamato a gestire, è necessario che sia preparato non solo da un punto di vista normativo, ma anche gestionale; proprio come si richiede ad un bravo manager aziendale. Insomma, amministratore di nome e di fatto e, aggiungiamo noi, anche un po’ psicologo.
  5. Condominio 2.0. Ormai i condomìni devono essere al passo coi tempi e non è più accettata o accettabile la gestione unicamente cartacea delle pratiche inerenti alle assemblee e alle altre attività dei condòmini. Diffidate dunque, dichiarano dall’ A.N.AMM.I. da chi proclama il suo amore per la carta e l’avversione alle nuove tecnologie; non solo non è al passo coi tempi, ma neanche con la legge.
  6. L’importanza di essere associati. Se avete letto fino a qui, vi sarà ormai chiaro quale sia l’importanza delle associazioni di categoria nella formazione della figura professionale dell’amministratore di condominio, ma anche nella verifica constante del mantenimento dei requisiti. Da qui il valore aggiunto che un amministratore di condominio iscritto ad un’associazione può dare ai condòmini e la richiesta fatta al ministero della Giustizia affinché formalizzi la creazione di un regolamento e di un protocollo che dia indicazioni chiare proprio in merito alla formazione professionale degli amministratori di condominio.
  7. Targa e rintracciabilità. Da qualche anno è obbligatorio per legge che, subito dopo la nomina, l’amministratore di condominio apponga all’esterno dello stabile una targa con il suo nome e cognome ed i recapiti a cui può essere sempre rintracciato; tanto dagli inquilini del condominio quanto dagli esterni che dovessero avere necessità di mettersi in contatto con lui. Questa è una norma di trasparenza di fondamentale importanza; se l’amministratore nominato tarda nel fornire a tutti i propri recapiti meglio chiedersi perché.

Ora che avete tutti gli elementi, siete soddisfatti del vostro amministratore? Se la risposta è positiva siamo lieti per voi, se è negativa perlomeno siamo certi di avervi dato tutti gli strumenti per sceglierne un valido successore.

Se volete un preventivo potete richiederlo compilando il form al LINK oppure con mail a info@agenziaimmobiliaresg.it

Pubblicato su Amministrazioni condominiali, Generici, Scaccia crisi !

Acquisto casa all’asta, trend in ascesa

   Se è vero che la crisi spinge verso la ricerca di soluzioni “alternative” per risolvere i problemi della società, non dovrebbe sorprenderci che, in un periodo di difficoltà del settore immobiliare, e di contrazione costante del mercato dei mutui, si stia affermando sempre più un altro fenomeno, non certo nuovo ma sicuramente molto più ricercato rispetto al passato. Parliamo delle aste giudiziarie.

Il timore dell’acquisto di un immobile venduto all’asta – per via di processi poco palesi e di eventuali ripercussioni da parte dell’ex proprietario – ha lasciato ora il posto ad una maggiore tranquillità, da quando le procedure si sono fatte molto più chiare, e la convenienza è diventata evidente. Sì, perché, i soldi necessari per aggiudicarsi un immobile all’asta sono bassi, molto bassi. Il quotidiano La Stampa riporta che lo sconto medio tra il valore di perizia ed il prezzo finale di acquisto è passato dal 15% nel 2007 al 45% nel 2012. Una percentuale di sconto davvero interessante, che ovviamente varia in base all’appartenenza territoriale: si risparmia di più in provincia, e nel Sud Italia, meno nelle grandi metropoli.

Le aste giudiziarie seguono una procedura standard che parte da una prima valutazione dell’immobile e dalla scelta di una base d’asta; se all’appello non risponderà nessuno, si procederà con l’abbassamento del prezzo iniziale, fino a trovare un compratore. Ovviamente, nel concreto il processo è più complesso, e non è un caso che spesso ci si rivolga ad esperti e professionisti di fiducia per gestire al meglio la compravendita. La buona notizia è che chi compra un immobile all’asta è certo di non avere a che fare, in futuro, con ipoteche nascoste e altri cavilli burocratici: essendo coinvolta in una procedura pubblica, ogni questione è già stata risolta.

Pubblicato su Generici