Il nuovo libretto impianto fra polemiche e dubbi interpretativi….

   Come ormai noto, con l’approvazione del Decreto 10 febbraio 2014 che disciplina i Modelli di libretto di impianto per la climatizzazione e di rapporto di efficienza energetica di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 74/2013”, a partire dal 1° giugno u.s. sono obbligatori i nuovi Libretto Impianto e il Rapporto di Efficienza Energetica.

I nuovi libretti vanno approntati sia per i tradizionali impianti termici per il riscaldamento degli ambienti, sia per gli impianti termici adibiti alla climatizzazione estiva. Questi libretti unificano in un singolo documento il libretto di centrale e il libretto di impianto e l’obbligo per la sua compilazione riguarda sia i proprietari di immobili che gli amministratori di condominio.

Una serie di dubbi. Tuttavia, l’entrata in vigore di questa obbligatorietà sta portando con sé una serie di dubbi interpretativi, di polemiche per via di presunte proroghe, di incomprensioni nella compilazione per via di modifiche o integrazioni apportate dalle stesse Regioni. Nei giorni scorsi, in un Forum tenutosi a Milano, il responsabile nazionale del CNA Installazione e Impianti, nonché l’Assotermica e l’Unione degli Artigiani hanno prospettato la possibilità di uno slittamento dell’entrata in vigore dell’obbligo di dotazione del libretto d’impianto. Ad oggi, però, nulla è stato ufficialmente comunicato. Inoltre, in due note divulgate la scorsa settimana da parte delle categorie interessate e per iniziativa della Confederazione Artigianato-Installazione Impianti, sarebbero sorte alcune difficoltà, nel corso della prima fase operativa.

In Veneto. Le norme per la compilazione dei Libretti e dei Rapporti di Efficienza, infatti, sulla base dell’art. 7, co. 6, del DPR 74/2013 e dell’art. 3, co. 3, del DM 10 febbraio 2014, possono essere soggette ad eventuali integrazioni, apportate dalle Regioni o dalle Province autonome e queste sono predisposte sottoforma di schede aggiuntive con numerazione coerente con quella della sezione del libretto cui afferiscono. In ragione di questa opportunità, già due regioni, Lombardia e Veneto, hanno modificato la normativa nazionale.

In particolare il Veneto, con una delibera di Giunta del 27 maggio scorso (n. 726), ha integrato il modello statale di libretto con alcune proprie voci e per quanto riguarda il Rapporto di Efficienza energetica impianti, ha previsto la trasmissione al Catasto regionale degli impianti termici dal momento dell’attivazione dello stesso impianto e comunque entro l’anno corrente.

Tutto ancora da definire. È dunque facile intuire le difficoltà e le rimostranze delle varie associazioni di installatori e manutentori: non vi è uniformità nel sistema di regole, ancora poco chiare e non identiche su tutto il territorio nazionale, oltreché, in alcuni punti, le definizioni spesso vengono modificate con terminologie differenti. Assotermica inoltre, come recentemente comunicato, ha predisposto e inviato al CTI una serie di richieste di chiarimento su oltre trenta punti poco chiari dei nuovi modelli di libretto.

Fonte http://www.condominioweb.com/libretto-impianti-le-rimostranze-degli-installatori.2309#ixzz35kyacJrV
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Sonni tranquilli per i conduttori. Varata la legge «salva affitti in NERO»

 Chi ha denunciato la mancata registrazione del contratto pagando il «canone agevolato» almeno fino al 31 dicembre 2015 non corre alcun rischio.

La Legge 23 maggio 2014, n. 80, intitolata ”

Conversione, con modificazioni, del decreto-legge 28 marzo 2014, n. 47 – Misure urgenti per l’emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015” e pubblicata nella gazzetta ufficiale nr 121 del 27 maggio 2014, già in vigore, ha disposto in seno all’art.5 , comma 1 ter che “Sono fatti salvi, fino alla data del 31 dicembre 2015, gli effetti prodottisi e i rapporti giuridici sorti sulla base dei contratti di locazione registrati ai sensi dell’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23“.

In buona sostanza il Legislatore ha posto rimedio, sia pure in modo quantomeno anomalo (non fosse altro che per la contingenza temporale datasi), al vuoto normativo venutosi a creare con la Sentenza della Corte Costituzionale n° 50/2014, con la quale era stato dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 3, commi 8 e 9, del decreto legislativo 23/2011.

Il predetto articolo, invero, stabiliva che: “Ai contratti di locazione degli immobili ad uso abitativo, comunque stipulati, che, ricorrendone i presupposti, non sono registrati entro il termine stabilito dalla legge, si applica la seguente disciplina:

  1. la durata della locazione e’ stabilita in quattro anni a decorrere dalla data della registrazione, volontaria o d’ufficio;
  2. al rinnovo si applica la disciplina di cui all’articolo 2, comma 1, della citata legge n. 431 del 1998;
  3. a decorrere dalla registrazione il canone annuo di locazione e’ fissato in misura pari al triplo della rendita catastale, oltre l’adeguamento, dal secondo anno, in base al 75 per cento dell’aumento degli indici ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli impiegati ed operai. Se il contratto prevede un canone inferiore, si applica comunque il canone stabilito dalle parti.

Le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 346, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, ed al comma 8 del presente articolo si applicano anche ai casi in cui:

a) nel contratto di locazione registrato sia stato indicato un importo inferiore a quello effettivo;

b) sia stato registrato un contratto di comodato fittizio.”.

La Corte Costituzionale – ancorché a causa di un vizio formale legato all’eccesso di delega – ha così censurato la super sanzione prevista normativamente per chi non registrava il contratto di locazione, oppure per chi dichiarava di percepire un canone inferiore rispetto quello poi effettivamente riscosso.

Gli effetti della Sentenza nella realtà concreta (in ciò riferendoci ad ogni singolo rapporto di locazione, intessutosi in forza della citata norma di legge) sono stati chiaramente a dir poco dirompenti: generando molta confusione e incertezza, anche tra gli addetti a lavori.

Tutti i contratti sorti a seguito della “denuncia fiscale” sono, infatti, caduti nel nulla ed il vuoto normativo venutosi a creare ha fatto poi il resto.

Cosicché i locatori, da una parte, hanno preteso dai conduttori dei propri immobili il pagamento degli arretrati, aggiornati al canone originariamente pattuito, forti della dichiarata inefficacia del contratto “fiscale” sorto ope legis. In taluni e non sporadici casi hanno pure intimato la restituzione dell’immobile a fronte di un’ammannita occupazione abusiva.

Dall’altra parte, i conduttori – motivati dall’interesse di non perdere la disponibilità e il godimento dell’appartamento e di tutelare la residenza familiare, oltre che dalla necessità di conformare la propria condotta ai criteri della correttezza e della buona fede di cui al combinato disposto 1175 e 1375 cod. civ. – si sono trovati in non poca difficoltà a fornire delle risposte adeguate ed appropriate. Il tutto, per di più, condito dal latente dubbio sulla reviviscenza, o meno, del contratto originario.

Il Legislatore ha infine tolto tutti dall’impaccio, con una soluzione in grado di scontentare equanimemente: per quanto essa appaia precaria e parziale, oltre che suscettibile di essere ulteriore vagliata dal Supremo Giudice delle Leggi.

Fonte http://www.condominioweb.com/possono-strare-tranquilli-i-conduttori-che-hanno-denunciato-laffitto-in.2278#ixzz35l0Ag04Z
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L’amministratore di condominio uscente non consegna i modelli 770 e i modelli F24.

 La documentazione condominiale deve essere consegnata dall’amministratore cessato a mani del subentrante nella sua interezza inclusi tutti i documenti, di qualsiasi natura e provenienza, relativi alla gestione condominiale, anche se riferiti a segmenti temporali, atti e rapporti compresi nei bilanci consuntivi già approvati dall’assemblea e indipendentemente dal periodo di gestione al quale essi ineriscono, oltre a quanto abbia in cassa (Cfr.Cass. n.1851 del 2000; Trib. Messina sez. 9 gennaio 2012 n°20).

Pertanto, ove si consegni tutto eccetto i modelli 770 degli anni di gestione condominiale, insieme ai carpettoni contenenti gli f24 e le fatture dei fornitori e come se non si fosse fatto nulla.

Lo strumento processuale da utilizzare. Intanto, è bene precisare – per i non addetti ai lavori – che la tipologia di azione da intentare per riuscire ad ottenere la consegna dei documenti condominiali – ancora non trasmessi – da parte dell’ex mandante deve essere ben meditata.

Prudenza impone di ricorrere in via ordinaria, più che in sede cautelare, al fine di evitare l’insidia di dover giustificare processualmente la sussistenza del requisito del periculum in mora (vale a dire, del pregiudizio imminente e irreparabile), e ciò ben oltre quello del fumus boni iuris (e cioè del diritto sostanziale fatto valere che va da sè).

Non sempre in giudizio, infatti, è agevole dimostrare il primo dei summenzionati requisiti.

Pertanto, ove si intenda veicolare processualmente una richiesta di “recupero di una parte della documentazione ancora non consegnata” tra amministratori, appare consigliabile, a secondo dei casi, ricorrere al procedimento sommario di cognizione, disciplinato dagli artt. 702 bis e ss del codice di procedura civile. (E’ punibile per appropriazione indebita la mancata restituzione della documentazione da parte dell’amministratore uscente)

Si tratta di un rito introdotto con la legge nr 69/2009 che può applicarsi laddove si controverta su “fatti” che non abbisognino di particolare istruzione processuale (es. prova testimoniale e/o altre lungaggini probatorie). La sommarietà della cognizione, per come congegnata dal legislatore, starebbe soprattutto sulla celerità del procedimento.

Ma cosa sono i modelli 770 e gli f24? E quale importanza assolvono sul piano documentale? E’ fatto notorio che il Condominio svolge il ruolo di sostituto d’imposta. Ogni volta che corrisponde compensi in denaro o in natura è tenuto: a versare le relative ritenute d’acconto; a rilasciare la certificazione prevista; a presentare la dichiarazione dei sostituti d’imposta (mod. 770).

Il pagamento delle ritenute d’acconto va effettuato con i modelli f24 e si applicano per legge nei seguenti casi:

  1. ai redditi di lavoro dipendente (quali i portieri, gli addetti alle pulizie ecc.: ritenute secondo le aliquote IRPEF);
  2. ai redditi di lavoro autonomo, quali l’amministratore del condominio (ritenuta del 20%) o altri lavoratori autonomi e/o professionisti (anche per prestazioni occasionali) a favore del condominio (ritenuta del 20%);
  3. alle prestazioni relative a contratti di appalto di opere o servizi (ritenuta del 4%) effettuate dalle imprese.

Le ritenute vanno versate dagli amministratori (sostituti d’imposta) entro il 16 del mese successivo a quello del pagamento. Il versamento va effettuato utilizzando il modello F24.

La mancata presentazione degli f24 e dei modelli 770 importa, pertanto, delle gravi responsabilità ricadenti, in primo luogo, in capo al Condominio (cfr, anche art. 7 bis del D.Lgvo nr 241 del 07 luglio 1997 sanzione amministrativa da lire un milione a lire dieci milioni. (articolo aggiunto dall’art. 2 del DLgs 490-1998).

Alla luce di quanto sopra, risulta di tutta evidenza il nocumento che arreca in sé un amministratore nel caso in cui ometta di consegnare la documentazione fiscale al proprio ex mandante (il condominio). Non solo. Il disvalore della sua condotta potrebbe costargli caro anche personalmente (a titolo di responsabilità professionale), essendo il danno arrecato evidentemente suscettibile di valutazione economica. In tal caso, sempre in sede ordinaria e laddove si sia fatto esplicitamente riserva in tal senso, si potrà procedere con altra azione processuale.
Fonte http://www.condominioweb.com/lamministratore-omette-di-consegnare-la-documentazione-fiscale.2265#ixzz35l0i5bjU
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OBBLIGO DI POS. Sale lo scontento (e l’incertezza) tra professionisti e imprese

 Monta lo scontento tra i professionisti e le imprese cui toccherà, dal 30 giugno, dotarsi di Pos e accettare i pagamenti effettuati con bancomat. Tale imposizione, che comporterà per i clienti un miglioramento del servizio, ma per le imprese un onere aggiuntivo non indifferente, non prevede eccezioni (inizialmente si pensava di escludere chi avesse giri d’affari inferiori ai 200mila euro) salvo la soglia dei 30 euro, sotto la quale si possono pretendere contanti.

Tuttavia, la normativa, secondo alcune categorie professionali, cela non poche incertezze; tali categorie ritengono che se non saranno emanati dei decreti attuativi estremamente puntuali e circostanziati, l’obbligo non potrà essere ritenuto automatico e vincolante in senso stretto, dal momento che non sarebbero previste sanzioni di sorta, salvo nel caso in cui il comportamento del soggetto che non si attiene all’obbligo non si traduca in una violazione della normativa antiriciclaggio.

Fonte CGIA di Mestre

 

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Agevolazioni per l’invenduto, permuta e rent to buy per gli inquilini: un piano casa2 per rilanciare il mattone

  il mattone sembra essere al centro dell’azione di questo governo dopo aver varato il piano casa, recentemente convertito in legge, l’esecutivo Renzi si appresta a lanciare il decreto del fare 2 con misure importanti per rilanciare il settore immobiliare e l’edilizia. Tra queste, le agevolazioni fiscali per le case invendute, incentivi per il mercato delle permute e rent to buy per favorire l’acquisto da parte di chi è in affitto. Ad annunciare i prossimi passi a favore dell’edilizia è stato il ministro delle infrastrutture maurizio lupi in un’intervista al messaggero. Dopo il varo del decreto casa, Lupi ha annunciato che “ci sarà un decreto del fare 2 che completerà il quadro. A novembre abbiamo varato il plafond casa da 2 miliardi per i mutui attraverso cassa depositi e prestiti, che ha dato nuova energia, ieri è stata affrontata in maniera innovativa l’emergenza abitativa che crea tante tensioni sociali”

Le misure del piano casa 2
un pacchetto di misure variegato quello che ha in mente il governo è che passa attraverso le agevolazioni fiscali per le case invendute, incentivi per il mercato delle permute, semplificazioni per agevolare chi costruisce e il rent to buy per gli inquilini. “Forti agevolazioni fiscali per le case invendute- ha detto lupi- e incentivi per il mercato delle permute. Due azioni in grado di rivitalizzare le compravendite. Per sbloccare il mercato immobiliare serve una scossa e un quadro complessivo di certezze. Su due fronti abbiamo dato risposte concrete” “è necessario – ha detto lupi- aumentare anche l’indice di fiducia che, come noto, concorre a riattivare investimenti e acquisti. Il segnale che viene dal fronte dei mutui in ripresa è positivo. servono poi le semplificazioni per agevolare chi costruisce”

Rent to buy per gli inquilini
il piano del governo fa propria anche la proposta dell’ance di estendere il rent to buy anche ai privati. “probabilmente inseriremo la norma nel prossimo provvedimento, allo scopo di favorire l’acquisto da parte di chi è già in affitto”

Il successo del bonus ristrutturazioni
nell’intervista il ministro ha voluto sottolinerare l’effetto positivo del bonus ristrutturazione ed energia. che solo l’anno scorso hanno mosso 29 miliardi e portato 5 miliardi di iva nelle casse dello stato. “La leva fiscale ha dimostrato di funzionare bene, penso ai bonus per chi acquista mobili o a quelli legati alle ristrutturazioni edilizie, e credo che sia fondamentale proseguire su questa strada in amniera ancora più decisa”

 

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Decreto casa: che cos’è? Tutte le novità previste dal Dl approvato dalla Camera

   Il Decreto casa, che ha ottenuto ieri il via libera definitivo dell’Aula della Camera, è stato modificato solamente in prima lettura in Senato e contiene una serie di norme in materia di politiche abitative e di mercato delle costruzioni. Ecco una sintesi, divisa per aree di intervento, delle misure previste.

LOCAZIONI
Sono incrementati per 100 milioni di euro gli stanziamenti per il Fondo nazionale per il sostegno all’accesso delle abitazioni in affitto e di 225,92 milioni per il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli. E’ prevista inoltre la riduzione dell’aliquota dal 15% al 10% per la cedolare secca relativa ai canoni concordati, che viene estesa anche alle abitazioni locate alle cooperative edilizie o a enti senza scopo di lucro, purché sublocate a studenti universitari e date a disposizione dei Comuni con rinuncia all’aggiornamento del canone di locazione o assegnazione. E’ prevista anche la detrazione Irpef per chi è in affitto a canone agevolato.

EDILIZIA PUBBLICA
Il Decreto punta ad accelerare il processo di definizione delle nuove regole di alienazione degli immobili di proprietà degli Iacp o degli enti, nonché degli immobili di proprietà dei Comuni o degli enti pubblici anche territoriali, concedendo anche contributi per l’acquisto di tali alloggi. Il recupero e la razionalizzazione degli immobili e degli alloggi di edilizia residenziale pubblica viene finanziato nel limite di 500 milioni di euro. Si dispongono poi misure contro l’occupazione abusiva di immobili, per impedire che chiunque occupi abusivamente una casa possa chiedere la residenza e l’allacciamento ai pubblici servizi.
Viene inoltre previsto un programma straordinario di edilizia residenziale, per i dipendenti delle amministrazioni dello Stato impegnati nella lotta alla criminalità organizzata.

ALLOGGI SOCIALI
I redditi derivanti dalla locazione di alloggi sociali, di nuova costruzione o per i quali sono stati realizzati interventi di manutenzione straordinaria o di recupero, non concorrono alla formazione del reddito d’impresa ai fini delle imposte sui redditi, né alla formazione del valore della produzione netta ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, nella misura del 40%. Sono inoltre previste agevolazioni fiscali per il triennio 2014-2016 in favore dei conduttori di alloggi sociali adibiti ad abitazione principale. Sarà anche possibile inserire nei contratti di affitto degli alloggi sociali la clausola di riscatto dell’unità immobiliare.

CASE DI PROPRIETA’
Lo sconto fiscale fino a 10mila euro sull’acquisto di mobili ed elettrodomestici non sarà più legato alle spese di ristrutturazione edilizia dell’abitazione. Per gli immobili posseduti da cittadini italiani pensionati e residenti all’estero (con iscrizione all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero) non è applicata l’Imu.

 

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Catasto, la conformità con la planimetria é fondamentale, però…

  Il riferimento, in materia di conformità  con il catasto, è al Decreto-legge del 31 maggio 2010, n.78 [Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica, (Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2010, n. 115 – Suppl. Ord. n.114)], in particolare per quanto disposto dai commi 1 e 14 dell’articolo 19].Art.19 – Aggiornamento del Catasto

Comma 1. A decorrere dalla data del 1° gennaio 2011 è attivata l’“Anagrafe Immobiliare Integrata”, costituita e gestita dall’Agenzia del Territorio secondo quanto disposto dall’articolo 64 del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300. L’Anagrafe Immobiliare Integrata attesta, ai fini fiscali, lo stato di integrazione delle banche dati disponibili presso l’Agenzia del Territorio per ciascun immobile, individuandone il soggetto titolare di diritti reali.

Comma 14. All’articolo 29 della legge 27 febbraio 1985, n. 52, è aggiunto il seguente comma: “1-bis. Gli atti pubblici e le scritture private autenticate tra vivi aventi ad oggetto il trasferimento, la costituzione o lo scioglimento di comunione di diritti reali su fabbricati già esistenti devono contenere, per le unita immobiliari urbane, a pena di nullità, oltre all’identificazione catastale, il riferimento alle planimetrie depositate in catasto e la dichiarazione, resa in atti dagli intestatari, della conformità allo stato di fatto dei dati catastali e delle planimetrie. Prima della stipula dei predetti atti il notaio individua gli intestatari catastali e verifica la loro conformità con le risultanze dei registri immobiliari“.

A questo proposito ha dichiarato Giuliano Olivati, presidente FIAPI Bergamo: «La manovra di correzione approvata in via definitiva dal parlamento chiarisce i punti critici del precedente decreto legge che ha introdotto l’obbligo per il proprietario che vende un immobile di dichiarare nell’atto notarile la conformità  dello stato di fatto rispetto alla planimetria catastale. Senza la dichiarazione l’atto è nullo, quindi tutto il settore immobiliare era in fermento per cercare di risolvere i dubbi interpretativi del decreto legge. Molto opportunamente la legge di conversione approvata il 29 luglio [2010] specifica che questa dichiarazione va fatta sulla base delle disposizioni vigenti in materia catastale, quindi con esclusione di quei piccoli interventi che il catasto non rileva, come ad esempio le piccole modifiche interne, come lo spostamento di una porta o di un tramezzo che, pur variando la superficie utile dei vani interessati, non variano il numero di vani e la loro funzionalità ».

«Il legislatore – dichiara il presidente Fiaip Bergamo – si è quindi allineato all’Agenzia del Territorio, che in una circolare del 9 luglio [2010] ribadisce l’obbligo di riportare sulla planimetria catastale quegli interventi con cui si realizza una rilevante redistribuzione degli spazi interni, ovvero si modifica l’utilizzazione di superfici scoperte, quali balconi o terrazze, i cambi di destinazione d’uso e i casi in cui la mutazione incide sulla consistenza o sulla classe (esempi tipici sono il caso del retrobottega di un negozio che, se trasformato in ambiente destinato alla vendita, incrementa l’originaria superficie dell’unità , ovvero la realizzazione di soppalchi, servizi igienici, etc.)».

«Si è evitato quindi di creare il panico tra i proprietari – conclude Olivati – che rischiavano altrimenti di dover riportare sulla planimetria catastale modifiche e spostamenti insignificanti, o essere costretti a prendere un tecnico che certificasse la conformità  catastale ‘al centimetro, con aggravio di costi e burocrazia. La lotta alle case fantasma e all’abusivismo edilizio è sacrosanta, ma senza vessare il cittadino consumatore con inutili balzelli e adempimenti».

 

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Tornare alla lira? Ecco cosa succederebbe al real estate italiano

Tornare alla lira? Ecco cosa succederebbe al real estate italiano   L’aumento dello spread registrato tra il rendimento dei Btp decennali e i bund tedeschi di pari durata “è legato alle crescenti paure sui mercati di una possibile affermazione dei movimenti populisti alle elezioni europee”.

Lo ha dichiarato il premier, Matteo Renzi, rifiutando le teorie dietrologiche di presunti burattinai che tramano contro l’Italia.

Affermazioni da campagna elettorale; e ci stanno.

Euro si euro no è comunque uno dei principali temi su cui la comunicazione politica per le elezioni europee si gioca.

L’abbandono della moneta unica per un ritorno alla lira è da molte parti presentato come soluzione dei problemi economici del Paese.

Chi lo sostiene crede che la svalutazione competitiva, con il conseguente calo dei prezzi dei beni intermedi o finiti prodotti internamente, aiuterebbe la domanda estera e quindi la ripresa della produzione e del Pil.

Al di là del fatto che, nella realtà, nessuno sa come si possa uscire dall’euro per il semplice fatto che i trattati europei non lo prevedono, se dovesse succedere cosa accadrebbe al real estate italiano?

Dal punto di vista degli investitori esteri comprare mattone italiano diventerebbe meno costoso.

Il relativo reddito sarebbe però in nuove lire, e pertanto in valuta debole.

Per contro la svalutazione interna potrebbe provocare inflazione e tassi d’interesse crescenti.

Una situazione che restituirebbe di colpo al mattone quella virtù di bene rifugio che negli ultimi anni è andata un po’ scemando.

Con possibile aumento dei prezzi al metro quadrato.

Per contro le avventure estere di investitori immobiliari italiani diventerebbero più costose, in compenso potrebbero generare un reddito da asset management mediamente maggiore.

Sul fronte costruttori la svalutazione competitiva è dal lato domanda quasi ininfluente.

I costi del lavoro sarebbero più competitivi rispetto a quanto accade all’estero, ma sono poche le imprese, generalmente di grandi dimensioni, che hanno strutture a capacità per andare a lavorare oltrefrontiera.

Sul fronte dei costi di materiali il ritorno alla lira non sembra invece conveniente.

La produzione di materiale laterizio, in particolare il cemento ma non solo, è un’attività fortemente energivora.

L’Italia è un Paese che ha una bolletta energetica nazionale in pesante rosso, dipendiamo per oltre l’80% da importazioni di combustibili fossili (petrolio e gas) pagati in dollari.

L’abbandono dell’euro comporterebbe quindi un rincaro dei costi dell’energia e, a seguire, dei materiali per l’edilizia.

Il problema maggiore starebbe però nel credito.

I tassi d’interesse diventerebbero giocoforza maggiori, con costi aggiuntivi di finanziamento sia per le imprese (immobiliari o edili che siano) sia per le famiglie in cerca di casa.

Peggio, però, andrebbe a chi un finanziamento lo ha già in corso.

In quel caso il costo schizzerebbe subito in alto, vuoi per questioni di cambio per cui se il mutuo restasse comunque agganciato all’euro ci vorrebbero quantità di lire crescenti per pagare la rata in valuta europea, rendendo la rata più cara e in molti casi difficilmente sostenibile.

Vuoi per l’adeguamento del contratto di mutuo o finanziamento ai tassi interni.

Paradossalmente, poco prima del ritorno al conio nazionale, potrebbe essere conveniente fare incetta di euro fisici, ritirandone a mano bassa in banca, e nascondendoli sotto il materasso, o meglio sotto il mattone.

 

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Proprietari e inquilini: come dividersi le spese

 La suddivisione delle spese tra inquilini e proprietari è un tema sempre molto spinoso e, insieme alla morosità nei pagamenti del canone, è spesso la causa di vere e proprie diatribe. I regolamenti che affrontano questo problema e ne deliberano le norme sono molti, ma adesso ne è arrivato uno completamente aggiornato e stilato con la collaborazione di Confedilizia e i tre sindacati che rappresentano la categoria degli inquilini, vale a dire Sunia, Unia e Sicet. Le quattro associazioni sono intervenute per definire categoricamente e definitivamente chi deve pagare cosa.

Le spese per gli impianti

Il principio fondamentale per quanto riguarda gli impianti è che tutto ciò che va a modificare a lungo termine le caratteristiche del palazzo e/o dell’appartamento, migliorandone la qualità e aumentandone il valore, è a carico di chi ne detiene la proprietà; mentre tutto ciò che va eseguito periodicamente per garantire il corretto servizio e funzionamento degli impianti va pagato da chi ne usufruisce effettivamente, ossia l’inquilino. Ciò implica che la manutenzione straordinaria, l’installazione o l’adeguamento a nuove direttive spetta sempre ai proprietari della casa. Tocca a loro pensare, quindi, agli ascensori, agli impianti di riscaldamento, a quelli antincendio, all’illuminazione del palazzo e del cortile e agli autoclave. Ma periodicamente tutti questi impianti necessitano di una manutenzione ordinaria, di collaudi e di pulizie: in tutti questi casi dovrà pagare l’inquilino, in quanto diretto beneficiario del servizio.

Poniamo il caso che il condominio decida di dotarsi di un impianto di videocitofoni e videosorveglianza: in questo caso tutte le spese da versare alla ditta che curerà i lavori andranno a carico del proprietario dell’immobile, mentre eventuali piccoli lavori di manutenzione ordinaria andranno saldati dall’inquilino. E chi occupa l’appartamento dovrà anche pensare, tra le altre cose, alle letture dei contatori, all’autoclave in termini di pulizia, riempimento del serbatoio, ispezioni e collaudi vari.

Le spese del condominio

Ci sono delle spese che ogni condominio deve affrontare. Se queste riguardano il rifacimento degli interni o delle facciate, quindi parliamo di lavori che vanno a migliorare le effettive condizioni del palazzo a lungo termine, vanno pagate dal proprietario, che vedrà arricchire il valore del suo immobile. Nel momento in cui, per queste opere di ristrutturazione, bisogna pagare una tassa di occupazione del suolo pubblico, anche questa sarà a carico del proprietario; la stessa imposta va pagata però dall’inquilino se si tratta di suolo antistante al cancello o al garage che rimane sempre a disposizione di chi vive nel condominio.

Nello stilare il regolamento aggiornato, le Associazioni non potevano dimenticare la portineria: le spese per lo stipendio del portiere, per la sua indennità sostitutiva alloggio e per la manutenzione ordinaria della guardiola vanno suddivise tra il proprietario (10%) e l’inquilino (90%). Per le pulizie della guardiola e degli spazi comuni bisogna fare altre valutazioni: nel momento in cui va fatta una gara d’appalto per scegliere l’impresa di pulizia e per ingaggiarla, l’onere delle spese va al proprietario; mentre l’inquilino corrisponderà la spesa periodica per il materiale necessario all’igiene e per lo stipendio degli addetti.

E per gli spazi verdi? Il principio rimane lo stesso degli impianti: la cura e la pulizia spetta all’inquilino, mentre eventuali rinnovi spettano al proprietario. E altrettanto vale nel caso in cui il condominio disponga di impianti sportivi.

L’appartamento

Il buon senso e il principio fondamentale che guida la suddivisione delle spese tra proprietari e inquilini va applicato, chiaramente, anche quando parliamo del singolo appartamento dato in locazione. Se l’abitazione necessita di un cambio radicale della pavimentazione o dei rivestimenti, questo tocca ovviamente al proprietario. Ma nel momento in cui bisogna rinfrescare la verniciatura delle pareti o intervenire su riparazioni di infissi, sanitari, serrature, serrande, citofoni, cavi elettrici e vetri rotti, le spese saranno imputate esclusivamente all’inquilino che abita e usa attivamente l’appartamento.

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Come prepararsi all’acquisto di una casa

  Dall’ultimo rapporto stilato da Abi e dall’Agenzia delle Entrate (OMI) è emerso che nell’ultimo anno le richieste e le erogazioni di mutui per acquistare una casa sono aumentate del 20%. Questo vuol dire che sempre più famiglie sentono di poter effettuare un investimento, nella maggior parte dei casi il più importante della loro vita. Ma a cosa ci si deve preparare quando si prende la decisione di comprare finalmente casa?

Parola d’ordine: compromesso

Trovare l’immobile perfetto, quello che risponde a ogni necessità, è quasi impossibile. Molto spesso le posizioni centrali sono le più rumorose e le case più spaziose sono in vendita a prezzi esorbitanti. Per cui è fondamentale, quando ci si appresta a cercare un immobile da acquistare, avere bene in mente a quali compromessi si è disposti a scendere e a cosa non si può assolutamente rinunciare. Per alcuni può essere fondamentale un bagno finestrato, per altri almeno un balcone, per altri ancora un piano alto con ascensore: questo dipende dalle esigenze delle famiglie. Prima di cercare casa, insomma, bisognerebbe fare una sorta di check-list compilata in base alle priorità che ognuno assegna alle varie caratteristiche che un’abitazione può e deve avere.

Avere ben presente e chiaro cosa si sta cercando, inoltre, permette di filtrare tutta l’offerta che il mercato presenta, in modo da poter approfondire solo gli immobili che veramente possono interessare. Definire un numero minimo di metri quadri e di stanze è già un ottimo passo per snellire i risultati della ricerca. Non è molto produttivo limitarsi a un unico quartiere, soprattutto quando parliamo di grandi città: su questo converrebbe essere flessibili ed estendere la ricerca almeno a un altro quartiere vicino.

Quanto spendere senza essere azzardati

Sul capitolo budget vanno fatte le considerazioni più importanti: quanto ci si può permettere veramente di spendere? Quello che bisogna calcolare bene è il rapporto tra le entrate mensili nette di una famiglia e la rata del mutuo: si deve sempre tenere presente il fattore imprevisto e se, nonostante il mutuo, si possa essere in grado di coprire eventuali spese improvvise, per problemi di salute, di guasti o di qualsiasi altra evenienza che si possa verificare nella vita di ciascuno.

L’ideale, al momento della sottoscrizione di un mutuo, è disporre già di circa il 20-30% della spesa totale, questo consente generalmente di poter affrontare con molta più tranquillità tutto il periodo di rimborso del finanziamento.

Quando si stipula il contratto di compravendita, poi, vanno studiate e capite fino in fondo anche le più piccole clausole che stabiliscono diritti e doveri del compratore. Prima di tutto va capito, se l’appartamento è momentaneamente affittato, a quali condizioni è stipulata la locazione e se chi vi abita non vuole acquistare la casa per sé. Non solo, è importante anche sapere se l’inquilino è moroso o puntuale e se è o meno in corso una pratica di sfratto. Per quello che concerne il condominio, bisogna essere informati delle condizioni finanziarie del palazzo, se sono previsti lavori di ristrutturazione a breve o se c’è nello stabile un inquilino moroso che potrebbe bloccare tutti gli altri vicini.

Strategie per visitare l’immobile

L’immobile non va visto una sola volta: è un’ottima strategia quella di richiedere più visite, magari in giorni e in orari diversi. Ad esempio, un primo sopralluogo andrebbe fatto durante il giorno, in modo da rendersi conto della luminosità dell’immobile e della vista che offre. Una seconda visita potrebbe avvenire nel fine settimana, quando i vicini sono per lo più in casa, e ci si può rendere conto della tranquillità della vita di condominio. Nelle ore del tardo pomeriggio è più facile incontrare qualcuno che vive nelle vicinanze e magari fare una chiacchierata aiuta anche a “indagare” sugli spazi comuni e sulla cordialità del vicinato.

Insomma, chi decide di comprare casa non può pensare di farlo di getto: parliamo di un evento molto bello e importante nella vita di una persona, ed è quindi giusto goderselo fino in fondo, consapevoli di aver bisogno di un bel po’ di tempo per trovare l’immobile più adatto e che possa lasciare veramente soddisfatti.

Se volete saperne di più sulle nostre proposte venite a visitare il nostro sito oppure inviateci una mail a info@agenziaimmobiliaresg.it

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